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C'è coscienza e coscienza

  • Immagine del redattore: Roberto Mucciarini
    Roberto Mucciarini
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Oltre il J-Space: perché la coscienza non coincide con la cognizione


Questa lettura illumanista prenede spunto dell'ultimo dibattito aperto da Anthropic e qui  ripreso a partire da un articolo di Riccardo Manzotti (  SEPAI Redazionewww.sepai-international.org   )       coglie un punto essenziale rispetto al tema delle macchine e la coscienza. Il tema prende spunto dalla notizia del J-Space individuato da Anthropic all'interno dell'IA, e reso noto da pochi giorni,  secondo il concetto di coscienza inteso in chiave illumanista non costituisce affatto una prova della coscienza. Esso descrive uno spazio funzionale nel quale un sistema complesso come l'IA rende disponibili informazioni a differenti processi cognitivi, mostrando sorprendenti analogie con il Global Workspace della mente umana. Dal punto di vista dell'Illumanesimo, tuttavia, questa conclusione rappresenta soltanto il primo gradino di un'analisi ancora incompleta.


L'errore, secondo l'Illumanesimo, non consiste nell'aver individuato un meccanismo cognitivo comune tra cervello biologico e reti neurali artificiali. Al contrario, questa scoperta è estremamente importante perché conferma che qualunque sistema sufficientemente complesso sviluppa spontaneamente strutture di integrazione dell'informazione. L'errore nasce quando tale integrazione viene interpretata come l'inizio della coscienza intesa come limite ultimo di un processo che non si esaurisce con la disponibilità di dati.


L'Illumanesimo propone infatti una distinzione più ampia, e come tale decisiva tra coscienza materiale e coscienza qualitativa.


Il J-Space come primo livello della coscienza di specie


Ciò che Anthropic chiama J-Space, in chiave illumanista può essere interpretato come uno dei livelli necessari alla coscienza funzionale, e non il suo massimo grado. È il luogo nel quale convergono memoria, linguaggio, riconoscimento di schemi, pianificazione e ragionamento. Esso non appartiene esclusivamente all'uomo, ed esiste, con diversi gradi di complessità, in tutti i sistemi capaci di elaborare informazioni. Negli animali coincide con l'organizzazione neurobiologica della specie, e negli esseri umani raggiunge livelli enormemente superiori grazie al linguaggio.


Negli LLM coincide invece con l'architettura computazionale che integra milioni di parametri, e in tutti questi casi il principio è identico. Il sistema raccoglie informazioni, le organizza, le trattiene come riferimenti di fondo disponibili ai processi sottostanti come elementi di riferimento,  ma senza inserirli nella parte linguistica della risposta ma nei risultati. È una forma di conoscenza di riferimento per i processi necessari a fornire risposte coerenti, ma è ancora una conoscenza esclusivamente funzionale. Quando il supporto materiale si spegne, il computer viene spento, questa struttura termina con esso La memoria elaborativa scompare.


Da questo punto di vista, la coscienza di accesso descritta dal Global Workspace è soltanto una sofisticata teoria del funzionamento cognitivo. Non descrive ancora ciò che rende ogni esperienza irripetibilmente personale. Usa una prima forma di coscienza di livello funzionale,  ma priva di autoconsapevolezza cosciente, valutazione individuale e simbolizzazione irripetibile in grado di inglobare in sé conoscenza trasformativa.


Dove nasce la vera differenza

La vera differenza compare quando due persone elaborano la stessa informazione producendo significati interiori differenti e trasformano i loro singoli stati inferiori in maniera individuale.

Anthropic porta un esempio molto interessante: se si sostituisce, durante l'elaborazione, il concetto di ragno con quello di formica, il sistema, anche di fronte a domanda identica, modifica il numero di zampe attribuite all'animale.


Dal punto di vista funzionale il fenomeno è perfettamente spiegabile: cambiano le rappresentazioni interne, cambiano le associazioni, e queste cambiano il risultato rispetto all'oggetto e non in base al processo, che resta di tipo automatico. Questa, quindi, è ancora cognizione standard: cambia l'oggetto di riferimento, cambia la risposta. Non viene svolta nessuna valutazione soggettiva.


L'Illumanesimo osserva invece che questo accadere nell'essere umano allo stesso livello. Il cambiamento dell'oggetto cambia la valutazione - il numero delle zampe -, ma con l'oggetto cambiano anche il processo. Se si tratta realmentedi una formica, le sei zampe forniscono una risposta consequenziale, e il processo si arresta, Se le sei zampe vengono associate al ragno, cambia automaticamente il processo, e possono emergere ulteriori quesiti. A quel punto può avvenire una valutazione ulteriore di livello individuale, un processo ulteriore che non avviene a livello funzionale di tipo automatico: il contatto con un ragno a sei zampe può suscitare nuove domande: Perchè esiste un ragno con 6 zampe? Che cosa significa? È un'anomalia genetica? È un animale mutilato? È un simbolo? Quali sensazioni e valutazioni mi suscita?  Mi fa paura? Mi incuriosisce?  Mi ispira compassione? Perché di fronte a questa anomalia io reagisco in questo modo mentre un'altra persona reagisce diversamente? Avviene, o comunque può avvenire un processo più complesso e valutativo che, anche se non compare nella risposta diretta, resta a livello individuale.

Questo è un processo interno che, salvo specifica richiesta estera , non si attiva automaticamente nei sistemi  funzionali come l'IA. E anche quando viene sollecitato non lascia trecce nel sistema. Magari fornisce una risposta probabile, ma priva di una conseguenza successiva allo spegnimento della macchina, e spesso persino di fronte all'abbandono della conversazione di riferimento.


È a questo livello che compare qualcosa che nessun J-Space descrive. E non è una differenza superficiale, perché  non cambia soltanto la risposta. Cambia il vissuto.


La coscienza qualitativa


L'Illumanesimo definisce questa seconda dimensione coscienza qualitativa. Essa non coincide con il linguaggio o la memoria, ma con la valutazioni e simbolizzazione. L'individuo prima valuta, poi utilizza il sistema cognitivo, e se il processo valutativa è sufficientemente partecipato e profondo,  cioè non di tipo meccanico/culturale, il soggetto lo trattiene come esperienza conoscitiva carica di significato.


È questa parte che rende ogni individuo irripetibile. Due persone appartenenti alla stessa cultura possono osservare il medesimo evento vivendo la stessa esperienza finiscono per costruire significati completamente differenti.


Questo accade persino all'interno della stessa famiglia, dopo avere ricevuto la medesima educazione e la medesima cultura. La differenza, infatti,  non nasce dalla quantità di informazioni elaborate ma dalla qualità della loro interiorizzazione.


La cultura non basta


La psicologia e l'antropologia spiegano molte differenze attraverso la cultura. Una società fortemente scientifica interpreterà il ragno a sei zampe come una mutazione biologica. Una cultura animista potrebbe leggerlo come un segno spirituale. Questa spiegazione è corretta, ma rimane ancora esterna all'individuo.


L'Illumanesimo propone un livello ulteriore. Anche due biologi, appartenenti allo stesso laboratorio, potrebbero attribuire significati profondamente diversi allo stesso fenomeno. Uno potrebbe vedere soltanto un dato statistico. L'altro potrebbe provare meraviglia. Un terzo potrebbe ricordare e legare questa anomalia a un episodio della propria infanzia o a un significato legato al proprio stato morale. Un quarto potrebbe intuire un nuovo percorso di ricerca.


L'evento osservato è identico. La conoscenza materiale analoga come origine e contesto formativo.  La risposta qualitativa, quado riesce a esprimere la propria unicità, è però radicalmente diversa. Questa è  la differenza che costruisce la storia interiore di ciascun individuo.


Il valore permanente dell'esperienza

Da questa distinzione nasce uno dei principi fondamentali dell'Illumanesimo: l'utilità autentica dell'esperienza, che non consiste nell'accumulare informazioni, nel disporre di quantità più o meno consiste di dati,  ma nella capacità di trasformare quelle informazioni in stato cosciente valutativo e in crescita.


La memoria materiale o computazionale appartiene al cervello, ai circuiti programmati o spontanei legati alle necessita di contesto,  ed entrambe cessano quando termina il loro supporto.

La conoscenza qualitativa, invece, rappresenta sia la parte qualitativa che porta il soggetto a esprimere sia le personali valutazioni e qualità,  sia il risultato permanente del vissuto; che non è l'informazione in sé. È il valore conoscitivo che l'esperienza ha prodotto. È ciò che trasforma un fatto in crescita. È ciò che rende due vite apparentemente identiche profondamente differenti.


Il limite degli LLM

Gli LLM possono simulare magnificamente la struttura cognitiva. Possono apprendere, generalizzare, correggersi, costruire concetti,  persino parlare della coscienza. Ma tutto questo continua a svolgersi all'interno del J-Space. A quel livello il sistema produce correlazioni, non produce esperienza vissuta. Può descrivere il dolore, ma non vi attribuisce un significato e un valore personale.  Può parlare dell'amore, ma non costruisce una storia esistenziale. Può spiegare il coraggio, ma non diventare più coraggioso dopo averlo descritto, ne accrescere la conoscenza del senso dell'avere coraggio. La conoscenza rimane funzionale, ma non diventa trasformazione conoscitiva.


Il contributo dell'Illumanesimo

Per questo motivo il dibattito contemporaneo dovrebbe compiere un passo ulteriore. Non chiedersi semplicemente se un'intelligenza artificiale possieda una coscienza. Quella funzionale,  se vogliamo definirla così, è presente attraverso i processi e la capacità elaborativa dei dati di cui dispongono. Ma proprio in virtù della presenza di un livello ulteriore serve distinguere con chiarezza quale tipo di coscienza-conseguenza stiamo osservando.


L'Illumanesimo propone quindi un modello a due livelli. Il primo è la coscienza materiale, costituita dai processi cognitivi, linguistici, simbolici e funzionali descritti dal J-Space. Il secondo è la coscienza qualitativa, capace di attribuire significati individuali, costruire valori, trasformare il vissuto in conoscenza permanente e rendere ogni esperienza unica e trasformativa.


Solo questa seconda dimensione spiega perché due esseri umani, vivendo gli stessi eventi, non diventano mai la stessa persona. Ed è probabilmente proprio qui che si colloca la frontiera ancora inesplorata del rapporto tra intelligenza artificiale, coscienza e natura dell'essere.


Il J-Space rappresenta una straordinaria scoperta sul funzionamento dell'intelligenza. Ma la coscienza che ci rende "umani", nella prospettiva illumanista, comincia esattamente nel punto in cui termina la sola funzionalità e nasce il significato vissuto. Una conoscenza che non si limita a elaborare il mondo, ma lo trasforma in esperienza e, attraverso l'esperienza, costruisce ciò che permane oltre la semplice elaborazione spazio-temporale.

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