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La sinistra (Il fallimento di un paradigma esistenziale).

Questa nota nasce da una riflessione su due questioni:

- Quella su una comunità umana che dimostra di avere l'urgente necessità di un nuovo paradigma esistenziale.

- E quella sul fallimento di quello proposto dalla sinistra, e della fine della sinistra stessa.

La sinistra è stata, almeno rispetto ad alcuni ambiti ideologici, e sicuramente in quelli più significativi e diffusi, la paladina del filone esistenziale di tipo ateista. Sostenitrice della concezione di un modello dello stare al mondo prevalentemente legato al sociale, al collettivo. Un “dovere” da prediligere sopra qualsiasi altro rapporto tra le persone, lasciando l’individuale, l’individualità, l’astrazione, in pratica tutto ciò che attiene alla coscienza superiore, e quindi all'essere uomo, ai margini di ogni rapporto all’interno del contesto sociale.

In pratica ha preteso di ignorare, di riuscire a mettere a tacere la più forte della spinte che l'uomo possiede: l’individualità ed i suoi bisogni. La forza istintiva che preme e si presenta al mondo dal profondo dell'interiorità di ognuno.

Questa pretesa, già nel breve periodo della sua storia, ha finito per costringerla a fare i conti con alcune necessità umane, alcuni aspetti e bisogni che, alle sue origini, la sinistra aveva sottovalutato, se non addirittura rimosso dalle proprie discussioni fondative. Bisogni che hanno finito per travolgerla. Quella scelta è stato il suo più grave errore. Una pretesa che, con il passare del tempo, l’ha costretta, prima ad accettare anche dei compromessi, e poi a capitolare, perché nemmeno questo è stato sufficiente a salvarla.

Pertanto, a farla fallire non è stata la sua posizione di contrapposizione ad un paradigma esistenziale consolidato, quello legato ad un concetto esistenziale di tipo fideistico, ne la sua iniziale presa di posizione contraria ad uno dei poteri culturali tra i più forti e consolidati come quello delle confessioni religiose, delle chiese e dei loro potentati economici e di influenza psicologica. E se vogliamo essere più “completi” potremmo anche dire che non è fallita nemmeno a causa del suo modello economico, o del suo eccessivo “idealismo” intellettuale e intellettualeggiante, e di conseguenza, del suo progressivo allontanamento dai bisogni materiali delle persone. Come non è entrata in crisi nemmeno a causa del suo eccessivo, e progressivo, allineamento a posizioni che appartengono più alle ideologiche di destra. O perché si sia troppo legata al mostro del nostro tempo, il modello economico-finanziario-tecnologico che tutto ingloba e annulla.

Molto più realisticamente, la sua caduta, il fallimento del paradigma esistenziale proposto dalla sinistra, e della sinistra come ideologia politica è legato a ciò che quel modello ha ignorato e negato: le vere esigenze di ogni singolo uomo. Il “tradimento” delle reali, e imprescindibili, esigenze individuali l'ha tradita e portata al fallimento.

Un errore che nessun modello esistenziale, che abbia la pretesa di durare più di qualche decennio, può permettersi di compiere.

Per la verità, molti degli aspetti che l’ideologia di sinistra aveva declinato, in ambito politico e sociale, all’interno del suo modello/paradigma esistenziale erano già presenti all’interno di molti altri modelli. Solo che avevano altri nomi, altre modalità e indirizzi culturali. Alcuni di questi sono durati anche molti secoli, ma perché hanno saputo lasciare maggiore illusione di libertà al singolo. Un “libertà” utopica e ideologicamente diretta, dove il singolo riusciva però a percepire l’idea, l’illusione di poter decidere se aderire o meno al sistema a cui partecipava. Questo finiva per garantire un tempo più lungo di riconoscimento collettivo, e di conseguenza permetteva, ed ha permesso, a quei paradigmi di durare più a lungo.

La durata di un paradigma esistenziale sembra essere quindi proporzionatamente legata più alla libertà, vera o illusoria che sia, che ad ogni oncessa alle singole altro aspetto sociale.

La mancanza della necessaria attenzione verso il principio, innegabile e irrinunciabile, di tenere nella dovuta considerazione l’unicità di ogni individualità umana, delle sue esigenze, e dei suoi risvolti psicologici, la “dimenticanza” che ogni uomo è unico, che è portatore di esigenze personali e di necessità morali ed etiche sempre diverse rispetto a tutti gli altri, è stata la vera causa della morte di un paradigma esistenziale e di un modello sociale. Se questa attenzione fosse stata inserita in quel modello, se ne avesse tenuto conto, questo avrebbe potuto essere molto più “longevo”. Soprattutto, sarebbe stato anche molto più utile all’umana esistenza, perché la sinistra, modello sociale più “incline” al cambiamento, saprebbe accettare con minore chiusure il cambiamento del modello culturale. Cosa più ostica per le destre - fatti salvi i cambiamenti scientifici, tecnologici e economici - a causa della loro pretesa più conservatrice.

Quel modello è fallito, e il modello esistenziale che cerca di affermarsi oggi è quello della valorizzazione del vuoto esistenziale, del nichilismo come modello in grado di alleggerire invece che appesantire l'esistenza. E in effetti sembra riescire a farlo molto, troppo bene. E non è una cosa positiva, perché nutrire le menti con il nichilismo è molto pericoloso, e rischia di lasciare campo libero ai peggiori avvoltoi sociali.

Ma come fermarlo? Ma soprattutto, chi, oggi, sarà in grado di portarne un nuovo paradigma esistenziale più a misura di uomo, nel “campo di battaglia”?

Non credo la filosofia. Quella filosofia che è finita nel limbo della negazione metafisica. Non la politica, con una sinistra come quella che abbiamo appena descritto sopra. Ma nemmeno una destra travolta ormai dall’idea di generare paure da un lato e, assieme a questa sinistra, vittime della totale incapacità di autonomia dal sistema economico/tecnologico/finanziario dall’altro. Ne quella nuova politica che, pur presentandosi come il nuovo, nella realtà riesce ad occuparsi solo dei temi che poco o niente hanno a che spartire con un vero e proprio paradigma esistenziale, ma sembra più concentrata a correggere solo storture del vecchio. Cosa utile, ma lontanissima da ciò che servirebbe allo scopo di proporre una nuova idea dello stare al mondo.

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