Filosofia e salute: quando il senso della vita incontra il benessere

Relazioni, movimento e una ragione per guardare al domani sono sempre più studiati per il loro legame con la salute. Nell’Illumanesimo questi aspetti assumo un significa più ampio e si incontrano non solo con il senso della vita comunemente inteso come elemento teorico da associare al genere umano, ma vengono inseriti in una visione che mette al centro le necessità più profonde di ogni individuo.
Avere qualcuno da incontrare, un progetto da coltivare o un’attività nella quale riconoscersi può cambiare il modo in cui affrontiamo una giornata. Lo avvertiamo quando qualcosa ci coinvolge davvero e troviamo energie che sembravano mancare, oppure quando, pur senza particolari difficoltà materiali, sentiamo che alle nostre giornate manca una direzione. È un’esperienza comune, che oggi incontra un’attenzione crescente e una domanda sempre più presente nella ricerca sulla salute: quale rapporto esiste tra il significato che attribuiamo alla nostra vita, il benessere e la possibilità di vivere più a lungo?
Alimentazione, cure e movimento conservano il loro ruolo fondamentale e vengono studiati ormai da molto tempo. Ciò che sta cambiando sono gli studi che si allargano verso l’attenzione alle relazioni e alla “necessità” di avere uno scopo. Una ricerca pubblicata su JAMA Network Open, condotta su 6.985 adulti statunitensi con più di cinquant’anni, ha rilevato un’associazione tra un più forte senso di scopo e una minore mortalità nel periodo osservato. Il risultato non dimostra che avere uno scopo allunghi direttamente la vita, ma rende questa dimensione personale una questione rilevante anche per la ricerca medica. Lo studio su senso della vita e mortalità.
Per l’Illumanesimo, questa relazione è più concreta e incontra un punto centrale della propria proposta: il senso della vita essendo sempre individuale, si riflette in maniera più precisa sia sulla qualità che sul tema delle esperienze che ogni individuo fa e può fare durante la vita. La relazione non è, naturalmente, diretta e accertabile in forma empirica,, ma prende forma nelle necessità più intime che ciascuno porta nell’esistenza: nelle esperienze di cui ha bisogno, nelle possibilità che sente proprie e nelle scelte esistenziali individuali, anche quando fatica a riconoscerle. Ciò che rende significativa la vita di una persona è sempre un aspetto individuale, è una parte del senso della vita di quell’individuo, che può quindi essere molto diverso da ciò che orienta quella di un’altra, senza che questa differenza stabilisca una gerarchia tra le due.
Il successo, il riconoscimento sociale e la sicurezza economica possono avere un valore concreto, ma non esauriscono queste necessità. Una persona può raggiungere traguardi apprezzati da tutti e continuare a sentire un’insoddisfazione difficile da spiegare; un’altra può trovare una profonda ragione di partecipazione in un lavoro poco visibile, in una relazione, nello studio o nella cura di qualcuno. Il problema diventa allora comprendere quanto ciò che perseguiamo corrisponda a quello di cui abbiamo davvero bisogno e quanto questo influisce sulla qualità della vita.
Nella lettura illumanista, avvicinarsi a questa corrispondenza può favorire il benessere perché permette di dare espressione a esigenze inascoltate a causa del rumore e delle convenzioni sociali. Alcune tensioni possono nascere proprio dalla distanza tra la vita che conduciamo e quella nella quale potremmo riconoscerci maggiormente. Scoprire un interesse trascurato, cambiare il modo di stare in una relazione o dedicare tempo a un’attività sentita come propria può ridurre quella distanza e restituire una direzione alle giornate. Riuscire a percepire queste differenze di priorità non è automatico, ma un processo spesso graduale, nel quale impariamo a distinguere i desideri passeggeri dalle necessità che continuano a ripresentarsi.
L’Illumanesimo colloca l’origine di queste necessità a un livello profondo di ogni individuo. Ogni necessità profonda ha un’origine che travalica il livello fisico, ma fa parte di un vero e proprio programma esistenziale, ossia un insieme di esperienze da realizzare attraverso la vita corporea. É a quel livello che il senso individuale dell’esistenza trova il suo fondamento: riguarda ciò che ciascuno viene a conoscere e a sviluppare partecipando al mondo.
Secondo questa concezione, il programma, portato nel corpo da un livello non fisico - che l’Illumanesimo chiama CEFA - agisce al di fuori della consapevolezza ordinaria. Non lo conosciamo come conosciamo un progetto scritto, ma possiamo avvertirne l’orientamento negli interessi che persistono, nelle esperienze che ci coinvolgono e nel bisogno di cercare qualcosa della quale avvertiamo la necessità e che ancora manca nella nostra vita. La soddisfazione di queste esigenze può accompagnarsi a un maggiore equilibrio fisico e psicologico, mentre la possibilità di continuare a realizzarle alimenta l’interesse per la vita. Naturalmente, qui siamo al livello dell’interpretazione filosofica proposta dall’Illumanesimo, e quindi di qualcosa che resta distinta dai meccanismi e dagli studi scientifici, i quali possono attualmente misurare solo gli effetti e non le cause dirette. Le due ricerche, però, coincidono, e questi studi ,sempre più finalizzati a identificare i rapporti tra senso e qualità della vita, iniziano a coincidere.
Infatti, queste ricerche tendono a portare anche risultati dimostranti quanto la ricerca personale porta inevitabilmente verso gli altri, verso le occasioni per comprenderci che nascono nelle conversazioni, nelle amicizie, nei contrasti e nell’aiuto reciproco. Un incontro può aprire una possibilità che da soli non avremmo immaginato, mentre il confronto con un’esperienza diversa può far emergere qualcosa della nostra. Nella prospettiva illumanista, le relazioni permettono così alle necessità esistenziali di persone differenti di incontrarsi e di trovare occasioni di realizzazione reciproca, e tutto questo avviene spesso senza che nessuno ne sia pienamente cosciente.
Anche su questo terreno esiste un punto di contatto con la ricerca. Una meta-analisi pubblicata su Nature Human Behaviour, che ha raccolto novanta studi prospettici e oltre due milioni di partecipanti, ha riscontrato un’associazione tra isolamento sociale, solitudine e maggiore mortalità. Sono risultati che riguardano probabilità osservate in grandi gruppi, ma indicano quanto la dimensione delle relazioni meriti attenzione quando si parla di salute. La meta-analisi su isolamento, solitudine e mortalità.
La qualità degli scambi conta anche per il benessere personale. Una meta-analisi di 201 studi, pubblicata su Psychological Bulletin, ha rilevato un legame positivo, seppure modesto, tra comportamenti di aiuto e benessere, più evidente nella dimensione del significato e della realizzazione personale che nel piacere momentaneo. Prendersi cura degli altri può dunque accompagnarsi alla sensazione che ciò che facciamo abbia valore, pur senza diventare una formula che garantisce salute o felicità. La ricerca su aiuto agli altri e benessere.
In chiave illumansita vi è anche un ulteriore risvolto che persino l’OMS conferma. Il principio illumanista è che partecipare richiede movimento, nel senso concreto di un corpo che che si muove di più, offre maggiori occasioni di esperienze e di incontro con il mondo. L’Organizzazione mondiale della sanità riconosce infatti all’attività fisica regolare benefici per la salute cardiovascolare, mentale e cognitiva, oltre che per il sonno. Nella vita quotidiana, muoversi può anche essere il modo per raggiungere una persona, curare uno spazio, coltivare una passione: attività nelle quali il beneficio fisico si accompagna a una ragione personale per agire. Le indicazioni dell’OMS sull’attività fisica.
Essere attivi, in questa prospettiva, significa mantenere aperto il rapporto con le proprie possibilità, nelle condizioni che la vita consente. Non si tratta comunque solo di attività fisica, e anche chi ha una mobilità limitata può partecipare attraverso l’ascolto, lo studio, la creatività o le relazioni. La quantità delle attività ha molte sfaccettature, perché il valore delle esperienze dipende anche dalla partecipazione psicologica, e non solo fisica, con cui vengono vissute.
Per l’Illumanesimo, una vita aperta offre inoltre occasioni che possono andare anche molto oltre quelle previste dal programma esistenziale. Ogni vita piena può offrire occasioni per esperienze aggiuntive, impreviste dal proprio programma esistenziale, ma comunque capaci di arricchire il percorso individuale e di offrire al CEFA ulteriori ragioni per proseguire l’esperienza corporea. In questa ipotesi filosofica, la possibilità di conoscere ancora contribuisce a sostenere il legame con la vita e potrebbe concorrere anche alla sua durata. Naturalmente, questo non consente di interpretare la morte di una persona come mancanza di interesse o di senso della vita: malattie, condizioni materiali ed eventi imprevedibili che impediscono la continuazione della vita appartengono al corpo e restano sempre cause imprescindibili, ma ci consentono di non ricondurre la longevità alla sola dimensione fisica.
Il dialogo con la scienza si apre proprio nella possibilità di approfondire queste relazioni senza anticiparne gli esiti. Gli studi citati non verificano l’esistenza del CEFA o del suo programma, ma portano i primi dati su aspetti che l’Illumanesimo considera strettamente collegati e meritevoli di approfondimento: rapporti reali tra senso individuale, partecipazione, relazioni e benessere. Una ricerca più precisa potrà chiarire la portata di queste convergenze, mentre la filosofia potrà contribuire a formulare domande sulle esigenze personali che stanno dietro i comportamenti osservati.
La salute entra così in un discorso più ampio sulla qualità e il senso dell’esistenza e sulle condizioni che permettono a ciascuno di parteciparvi. Per l’Illumanesimo, riconoscere queste necessità e possibilità significa avvicinarsi a qualcosa fino a oggi poco approfondito, ma che proprio la ricerca scientifica può approfondire e la filosofia tematizzare. Uno dei tanti esempi di una rinnovata e possibile collaborazione multidisciplinare auspicata dall’Illumanesimo.




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